Sostegno alla popolazione in Nepal dopo il terremoto del 2015 – Progetto ONLUS

Nepal: quello che abbiamo già fatto

E' trascorso un anno dal sisma, ecco il resoconto dettagliato

Anche se laica, Yeshe Norbu onlus fa parte di un network buddhista composto da 160 enti attivi in 35 paesi: centri di studio, monasteri, case editrici e numerose attività umanitarie di cui il Monastero di Kopan a Kathmandu è il fulcro spirituale. FPMT Foundation

Collaboriamo da moltissimi anni con il Monastero, che è in grado di portare aiuti dove più servono grazie al suo inserimento capillare nel tessuto sociale delle zone disastrate e all’assoluta correttezza delle persone che lo compongono e lo guidano.

Tutte le donazioni che riceviamo vengono spedite direttamente al Monastero di Kopan senza l'obbligo di passare attraverso le maglie della terribile burocrazia nepalese e vengono utilizzate per aiutare le vittime del terremoto, partendo da quelle senza nessun'altra risorsa.

Riassunto dei soccorsi da luglio 2015 ad aprile 2016

In luglio avevamo stanziato 52.000 Euro per ricostruire 29 case di famiglie poverissime in varie località ad alta quota.

Il Monastero di Kopan ha trovato il modo di ottimizzare le risorse coinvolgendo gli abitanti nell'acquisto e il trasporto dei materiali, col doppio risultato di far lavorare i portatori disoccupati per la mancanza dei turisti e di risparmiare benzina, camion e viaggi in elicottero.

La ricostruzione delle case è costata molto meno del previsto (un caso forse unico nella storia dei soccorsi umanitari) e il denaro risparmiato ha permesso di rifare varie aule della Mount Everest School nel distretto di Jalsa e anche di comprare del materiale scolastico.

Altri 8.000 Euro sono serviti a comprare cibo e coperte per l'inverno per gli abitanti dei villaggi a 3600-4200 metri.
Recentemente abbiamo spedito 27.000 Euro per la ricostruzione di due scuole nei distretti montani di Okhaldunga e di SIndhupalchok.
Nelle foto: legname per i tetti e carpentieri al lavoro.

Riassunto sintetico dei soccorsi forniti dal Monastero di Kopan dal 25 aprile a fine luglio 2015

Mediante camion e molti viaggi in elicottero, dal giorno del terremoto alla fine di luglio il Monastero di Kopan aveva distribuito nella valle di Kathmandu e in 11 distretti remoti, alcun dei quali a 3800-4000 metri:

-150.000 Kg di cibo: riso, lenticchie, olio per cucinare, sale, zucchero
-5.000 fra tende, teloni, coperte, materassi di schiuma ecc...
-2.000 lastre di lamiera zincata per i tetti: 20 per ogni famiglia e 100 per le scuole, a seconda delle dimensioni.
-23.000 Euro in contanti sono stati distribuiti fra le famiglie più povere per comprare il cibo nei mercati locali
-E' stato anche gestito un campo medico volante di 10 giorni per tutti gli ammalati e i feriti nella regione di Jalsa e un altro nella remota valle di Tsum dove sono state curate 250 persone in 3 giorni oltre a brevi campi in altre zone completamente prive di assistenza medica.

Naturalmente i fondi non provenivano solo da Yeshe Norbu ma anche da altre fonti, per esempio molti dei trasporti in elicottero sono stati forniti gratuitamente da WFP, un'agenzia umanitaria dell'ONU, mentre Kopan ha messo il cibo e la conoscenza dei luoghi.

Ora però le risorse sono quasi esaurite e il Monastero può aiutare solo un numero ristretto di famiglie selezionate tra quelle che erano poverissime già prima del terremoto.

I soccorsi in dettaglio, mese per mese

L'equipe di Kopan ha consegnato i soccorsi facendo viaggi lunghi anche venti ore in camion e rischiando spesso la vita su strade rese ancora più pericolose dalle continue frane.

Nei due mesi dopo in terremoto ci sono state più di 200 scosse di assestamento, poi arrivata la stagione delle piogge, gli allagamenti e ancora più frane. Gli obiettivi sono continuamente cambiati a seconda delle diverse fasi dell’emergenza.

Subito dopo il sisma

I monaci di Kopan -anche loro vittime del terremoto- hanno donato il sangue e aiutato i feriti tramite la Maya Daya Clinic, un dispensario medico creato dal Monastero molti anni fa per dare una prima assistenza sanitaria ai tibetani e ai nepalesi della zona.
Hanno contribuito a rimuovere le macerie e i rifiuti per prevenire le malattie, hanno distribuito acqua potabile nelle vie di Kathmandu con una cisterna montata sul camioncino del Monastero, poi hanno distribuito cibo, coperte e vestiario nei villaggi circostanti.

In seguito il raggio di azione del Monastero si è allargato a 11 distretti nepalesi in cui non erano mai arrivati i soccorsi.
Molti villaggi isolati a 4000 metri di quota sono stati raggiunti tramite elicotteri e agli abitanti è stato fornito cibo per un mese, tende e vestiario.

Dettaglio degli aiuti dal giorno del terremoto (25 aprile) al 30 Maggio

- Un totale di 5385 famiglie aiutate direttamente;
- 2280 teloni consegnati alle famiglie
- 729 quintali di riso, 200 quintali di dhal (lenticchie), pacchetti di sale, 7500 litri di olio da cucina che insieme costituiscono la base dell’alimentazione nepalese;
- Molte migliaia di pacchetti di spaghetti istantanei;
- 100 grandi teloni per coprire edifici comunitari;
- Coperte per 580 famiglie e vestiti per 1800 persone;
- Invio di un elicottero a 4180 metri nel villaggio di Naa per curare dei feriti gravi;
- La Maya daya Clinic (creata da Kopan molti anni fa) ha organizzato campi medici provvisori di 3 giorni in 5 delle zone più colpite. La partecipazione dei pazienti è stata commovente, nessuno aveva avuto assistenza medica dopo il disastro e per alcuni è stata la prima volta in tutta la loro vita.

Dal 30 Maggio al 13 Giugno

-Migliaia di kg di riso distribuiti con 15 viaggi in elicottero nel remoto distretto di Gorkha;
- Consegnate 100 tende, coperte e cibo nello Tsum, una lontanissima valle himalayana, dove è stato anche tenuto un campo medico di emergenza che ha curato 250 persone in 3 giorni;
- Tre camion pieni di cibo, teloni, tende e materiali vari sono stati distribuiti nei villaggi tra Kathmandu e le pendici dell’Himalaya;
- Un team medico ha creato un campo sanitario provvisorio della durata di 10 giorni.

Da metà giugno a fine luglio

In vista della stagione delle piogge, lo sforzo si è concentrato su ripari temporanei più validi delle tende e sono state distibuiti 100 quintali di lamiere zincate con tutto l'occorrente per il montaggio, accompagnate da riso, lenticchie, olio, coperte, vestiti ecc., tutto quello che i camion potevano portare.

Queste baracche possono andare bene nella zona temperata del Nepal, ma nei villaggi a 4000 metri sull'Himalaya il gelo invernale è terribile e la sferza del vento è incessante.
Sono indispensabii ripari più efficaci, riutilizzando quello che resta delle case crollate e le lamiere delle tettoie.
Occorre fare presto, il monsone finisce a metà settembre e l'inverno comincia presto.


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